Che la CUCINA e le TRADIZIONI ALIMENTARI siano una componente essenziale (di causa e d'effetto) della storia e della fisionomia dei popoli, è cosa nota e universalmente riconosciuta. Così come è ovvio e naturale che, mentre il verificarsi sempre più serrato degli scambi tra territori e popoli diversi accentua il processo di omogenizzazione delle abitudini alimentari quotidiane, associazioni, istituzioni e organizzazioni culturali benemerite si occupino di diffondere la conoscenza e la difesa di prodotti, colture e ricette genuini e autentici della nostra tradizione.

La Fondazione giudica positivamente tali iniziative e si dichiara alleata degli organismi che le perseguono. Nel procedere rapido e continuo di evoluzione dei valori si amplia e si consolida il concetto di bene culturale, fino ad accogliere i valori dell'agricoltura tradizionale, della gastronomia, dell'artigianato e quindi a riportare in primo piano un "bene culturale" che li motiva e li contiene tutti, come il paesaggio.

L'altra faccia della medaglia dalla quale non si può prescindere è rappresentata da quanto fanno la scienza, la tecnologia e l'industria in campo agroalimentare. Un processo che ha indotto e induce certamente maggiori presupposti di sicurezza e salute e una maggiore accessibilità ai prodotti superando sensibilmente le limitazioni di spazio e tempo. Un processo che, tuttavia, può portare con sé il pericolo di una più banale standardizzazione e di un impoverimento delle tipologie di prodotto, la caduta delle tante varianti spontanee che la casuale (o sapiente) collocazione ambientale produceva e consentiva, la perdita, a volte più psicologica che effettiva, del senso di "naturalità" di cui sentiamo nostalgia.

Di tutto ciò, del resto, il legislatore e lo stesso mondo produttivo e distributivo sono consapevoli, tanto da favorire in forme sempre più avanzate norme, comportamenti, trasparenze e certificazioni.

La FONDAZIONE BUON RICORDO riconosce e condivide dunque i valori della tradizione, ma non vuole limitare i suoi obiettivi alla loro difesa. Intende anzi occuparsi di nuove tecniche di produzione alimentare, di nuove modalità di conservazione, trasporto e manipolazione perché siano, prima di tutto, salvaguardate la sicurezza e la salute, ma anche e soprattutto perché, pur nella realtà "industriale" dell'agroalimentare, siano riproposti quei valori culturali e ambientali autentici e propri della tradizione italiana e mediterranea che debbono e possono evolvere (anche nel campo della ristorazione e dell'accoglienza) in modo coerente e senza tradire le loro radici fondamentali.

Si è detto, giustamente, che il paesaggio è un valore culturale di primissimo piano e di grande impatto sociale, ma in continua dinamica. La cultura del paesaggio non può passare attraverso la museificazione statica del territorio: quel che conta è che si evolva in armonia con la sua matrice storica e ambientale. Allo stesso modo i valori culturali dei prodotti, della cucina, delle tradizioni alimentari non si possono immobilizzare e bloccare nel tempo, ma debbono essere indotti ad evolvere in coerenza con la storia e con l'ambiente.

La Fondazione, dunque, finalizzerà i suoi obiettivi e articolerà i suoi programmi a questo scopo, agendo su due fronti. Operando, da un lato, verso il mondo della produzione e facendo opera di formazione, informazione ed esemplificazione a beneficio dei consumatori. Per perseguire una sorta di PATTO CONSAPEVOLE TRA CONSUMATORI E IMPRESE AGROALIMENTARI, come risultato di sostanziale rilievo.